Ciaula Discovers the Moon - A Journey in the Footsteps of Pirandello 2
Nel cuore della Sicilia, vicino ad Aragona, è ancora possibile ripercorrere la storica “via dello zolfo”: un antico commercio che, alimentato dalle numerose miniere disseminate nel territorio, ha avuto il suo epilogo oltre cinquant’anni fa.
Nonostante il tempo trascorso da quando queste gallerie erano animate dall’andirivieni di minatori e “carusi”, la memoria di quell’attività sopravvive. Si percepisce negli echi delle miniere abbandonate e nelle parole degli scrittori che ne hanno raccontato la durezza.
Nella novella Ciàula scopre la Luna, Pirandello cita la miniera Taccai Caci:
“Cacciagallina, il soprastante, s’affierò contr’essi, con la rivoltella in pugno, davanti alla buca della Cace, per impedire che ne uscissero…”
Guidato da queste parole, ho cercato i resti di quel luogo, per ripercorrere idealmente i passi di Ciàula. Ho voluto rivivere il suo stupore:
“...egli (Ciaula) veniva su, su, su, dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima liberazione. E non vedeva ancora la buca, che lassù lassù si apriva come un occhio chiaro, d’una deliziosa chiarità d’argento.
Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiaria cresceva, cresceva sempre più, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato. Possibile? Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento.
Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna....E Ciàula si mise a piangere...".
Così, entrando in una delle strutture della miniera, ho atteso il sorgere della Luna osservandola dal punto di vista del giovane ragazzo. L’ho seguita mentre mutava colore, fino a brillare sul paesaggio oscuro, riflettendosi sulle stesse colline che un tempo commossero Ciàula.
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